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mercoledì 27 febbraio 2013

PULP (charles Bukowski)







 Titolo: PULP
 Autore: Charles Bukowski
 Editore:  Feltrinelli
 Pagine: 184
 Prezzo: 7,00







Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alla spalle, Nick Belane è un detective, "il più dritto di Los Angeles". Bukowski gioca un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l'ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento professionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il "pulp" del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.




Passo ad uno dei miei autori preferiti,

anche il genere è di mio gusto;
ma PULP è uscito proprio male,
voglio dire, non è di zio Buk;
non può essere.
E' uno strascico di qualcosa, buttato lì controvoglia.
Probabilmente imposto dalle case editrici per seguire l'onda del Pulp che si stava estinguendo.
Nick Belane può anche essere un personaggio riuscito, sì, il detective più dritto di Los Angeles,
ma decisamente inferiore a Hank Chinaski o ai soliti protagonisti.
L'ho trovato quasi noioso e ripetitivo.
Scontato al limite del sopportabile,
l'ho finito per rispetto, ma sinceramente non mi ha lasciato nulla,
se non un senso di fastidio per questo Bukowski spento e troppo surreale.
Per chi come me, ha letto tutto del dissacrante autore del genere "dirty realism"converrà che Pulp è uno dei peggiori titoli usciti.
Vuoto e insulso.
Una storiella fine a se stessa.
Sono delusa e amareggiata, quindi non spenderò troppe parole.
Preferisco ricordarlo in "Panino al prosciutto", "Post office", "Donne", "Compagno di sbronze", "Storie di ordinaria follia",... e gli innumerevoli successi che gli hanno regalato la fama che si merita.




"Lo strizzacervelli non sapeva che l'attesa è una di quelle cose che fa impazzire la gente? La gente aspettava per tutta la vita. Aspettava per vivere, aspettava per morire."