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martedì 19 marzo 2013

EDUCAZIONE SIBERIANA (Nicolai Lilin)





 Titolo: Educazione siberiana
 Autore: Nicolai Lilin
 Editore: Einaudi
 Pagine: 343
 Prezzo: 12,50








«Senza pensare ho preso la Tokarev di mio nonno e sono corso dietro ai poliziotti. L'unica cosa che sentivo era una specie di gioia di esistere. Mi sono fermato davanti a uno di loro, i suoi occhi erano stanchi e tristi. Ho mirato alla faccia, ho cercato di premere il grilletto con tutte le mie forze, ma non riuscivo a muoverlo di un millimetro. Mio padre ha cominciato a ridere: - Vieni qui, piede scalzo! - Non va bene sparare in casa, non lo sai?»

La vita di un ragazzo siberiano educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un «criminale onesto». Le avventure di strada, le giornate al fiume, gli scontri tra adolescenti guerrieri.
E soprattutto il sapere dei vecchi, che portano l'esistenza tatuata sulla pelle e trasmettono con pazienza e rigore il loro modo di capire il mondo. La Transnistria, terra di tutti e di nessuno, crocevia di traffici internazionali e di storie d'uomini. Una grande epopea criminale raccontata da chi l'ha vissuta, con una forza che ti agguanta e non ti lascia più.



Per fortuna è finito, temevo di restare su queste pagine per sempre. 
Mi è stato venduto da una libraia che l'ha spacciato per "una bellissima storia sull'origine del tatuaggio", evidentemente non aveva chiaro neppure lei il contenuto.
L'ho trovato prolisso e talmente noioso da perdere completamente il filo della storia, che sinceramente ho trovato scarna e ripetitiva.
Senza dubbio interessante la cultura siberiana, i rituali, l'educazione criminale con tutti i suoi retroscena;
bella la figura del "nonno" che nella cultura criminale rappresenta il maestro, colui che impartisce lezioni di vita; singolare l'origine del tatuaggio come simbolismo nascosto, come messaggio criptato;
ma sinceramente si riduce tutto ad una cronaca pedissequa. 
Il libro sembra formato da tante pagine di diario rilegate senza una logica temporale, con troppe digressioni che infastidiscono e confondono un testo già caotico di suo.
La storia vera o no che sia, potrebbe anche essere avvincente, ma la scrittura è troppo pesante per farle prendere gusto.



“- E lo sai perché Dio ha dato all'uomo una vita più lunga di quella degli animali?
  - No, non ci ho mai pensato…
 - Perché gli animali vivono seguendo il loro istinto e  non fanno sbagli. L'uomo vive seguendo la    ragione, quindi ha bisogno di una parte della vita per fare sbagli, un'altra per poterli capire, e una terza per cercare di vivere senza sbagliare.”